Dialoghi del cuore

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Prezzo di vendita: 10,00 €
Prezzo di vendita IVA esclusa: 10,00 €
Descrizione
AUTORE: Antonio D'Elia
TITOLO: Dialoghi del cuore
ISBN: 978-88-96110-30-0
PREZZO: Euro 10,00

P R E F A Z I O N E


Antonio D’Elia con questa nuova silloge poetica Dialoghi del Cuore, visionario testo di un iter poetico ed umano, disegna mirabilmente un affresco su uno scenario metafisico e naturale della stupenda terra salentina, che egli colora con i pastelli delle visioni poetiche, miste a quel sostrato di razionalità del cultore della classicità. Al centro della narrazione c’è il poeta, che con un climax di immagini descrive l’evoluzione dell’uomo attraverso un percorso diacronico che segna quasi le tappe dell’inarrestabile progresso umano: “Che fatica riprendere / dalla memoria l’infanzia! / i ricordi col loro cigolìo / svegliano l’alba che sorride / al cielo azzurro./ Il melograno accoglie, / con i frutti rossi / il giorno festante./ Gli anni tamburellano / col desiderio che dorme / fra le braccia del tempo.” (Il desiderio dorme). L’autore traccia, in sostanza, un itinerario dove sono presenti molti aspetti dello scibile umano: la religione, la filosofia, la letteratura antica, moderna e contemporanea, mescolando trascendenza e immanenza, riuscendo così ad umanizzare, con spiccata sensibilità antropologica, il contesto narrativo e mettere sé al centro di una metamorfosi intellettuale e spirituale che si realizza nella piena libertà di vivere in spazi liberi come i poeti latini nell’otium, in un ambiente georgico e bucolico, dove l’io lirico e l’io psichico sono in piena sintonia, raggiungendo la vetta del sublime nel canto che si leva come inno fino a Dio, creatore, e all’uomo, creatura.

I Dialoghi del cuore sono una raccolta poetica di grande musicalità e di indubbio dinamismo che affida alle sue sequenze voci, figure, pensieri, ricordi, oggetti: è un luogo letterario, in cui l’esilio è voce prima che segno in cui la vita, la separazione, il distacco, la terra d’origine sono divenuti lingua, ossia confessione e comunicazione. È un pieno dell’anima, che abita le lettere, esponendole alla luce  e al sole mediterranei; è come uno scrigno di domande sommesse, silenziose, che inebria l’aria di radici e di deserto: “Di notte  furtivo viene / il vento nel pomario / a inseguire il sogno / delle zagare e disfiorare / l’ombra fuggitiva. // La memoria / ritorna ai ricordi / che tra il profumo / fanno dolce la vita. / La parola vibra nel vento, / accende di nuovi colori / il cuore e rifolgora d’amore…” (Il vento nel pomario)

Il titolo di questa raccolta è lo stigma di quella circolarità esistenziale che, con illuminante metafora, in forma lirica, il poeta delinea sia nel La stanchezza dei gesti  che nel La considerazione del tempo: “Tutto si tinge d’azzurro: / la vita che vive nell’affanno / le cose ormai perdute, / il luccichío del mare / nelle sere piene di luna / e le dolci parole che reggono / il cuore in pena…”; “Nel mio giardino / il melograno il tempo avvolge / nel continuo giro dei mesi. / Il tempo che matura il frutto / è diverso dal mio: scivola / sul corpo, lo corrode / e si specchia nella morte.”

Il tema del viaggio, come metafora dell’esistenza dell’uomo, percorre il testo nella consapevolezza del tempo e della fine. Il  ruit hora è idea dominante nel fluire eracliteo, è come un ripiegarsi su se stessi attraverso un cammino interiore che conduce ad un’ansiosa interrogazione di ciò che trascende il mondo sensibile: “….Il tempo non ha limiti / avvolge cose perdute / della mia giovinezza / e le fa vivere nella memoria. / Oh, versi ricchi di ricordi / mi portate certezze di vita / e silenziosi sospiri d’amore!” (Poesia, compagna della mia vita); ma gli stessi dolorosi accenti incontriamo anche in Un’illusione del cuore:  “Addormentarsi / con un’illusione nel cuore / è come guardarsi, / nella vecchiaia, / nello specchio / e non vedere la morte / che t’è accanto. ”

Il poeta è  convinto che la materia non ritorna alla materia, non tutto ciò che ci circonda finisce nel nulla; non basta assecondare la foscoliana memoria, non si fa strada nel crepuscolo, un po’ alla volta, l’idea di Dio, anzi ci si abbandona un po’ tutti alla carezza e al perdono di Dio!

In questa visione metafisica l’inquietudine, che tormenta l’animo, si acquieta nella preghiera e nella luce divina: “Muovere questo corpo malato / è  faticoso, ma se chiudiamo gli occhi / lo sentiamo leggiero accompagnarsi / con l’anima per le vie della terra.” (Passeggio con la vecchiaia). In questa nuova raccolta l’io lirico trova, a nostro parere, la sua forza e pregnanza nel logos che permea il dettato poetico del D’Elia: il linguaggio è alto, concreto, essenziale, estremamente comunicativo e accattivante. Questa strana e originale poesia sta proprio nel saper comunicare una inspiegabile fiducia fanciullesca nella vita, pur nell’anonimo viavai dei perché dolorosi e irrisolti dell’esistere, comuni agli uomini come ai piccoli animali, malgrado la malvagità o l’insensatezza genetiche che hanno guidato e guidano gli eventi umani della storia. Alla base di tutto v’è il calore esistenziale che accompagna il raffinato discorso moralistico di questo solitario, fantastico poeta del Sud d’Italia, derivante proprio, forse, dalla sua matrice terrena più vera, legata alla tradizione, alle feste della sua città, Lecce, ai giochi con gli amici nella bellezza azzurra ed assolata del mare salentino.

In conclusione, possiamo affermare che i Dialoghi del cuore hanno qualcosa di più familiare e di più prossimo, raccontano cioè gli struggimenti del cuore, nel senso del trascorrere infinito del tempo e delle generazioni, cronos che, in fondo, è anche kairos

Giuseppe  De Matteis

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